Microsoft e Apple alleate per colpire e affondare Google

Google e sette dei suoi partner Android, tra cui colossi Samsung, LG, HTC e Asus, sono stati citati in giudizio da Rockstar Consortium, il consorzio di aziende creatosi per l’acquisto di 6000 brevetti Nortel quando furono messi all’asta dopo il fallimento. Anche se il nome da solo ha poco significato, lo sono quelli dei suoi componenti, fra cui figurano Microsoft, Apple, Sony, Ericsson e RIM.

La vicenda prende quindi da subito i tratti di un tutti contro Android per indebolire un concorrente troppo scomodo. Del resto il consorzio aveva sganciato complessivamente 4,5 miliardi di dollari per prendere il controllo del portafoglio brevetti all’asta a seguito del fallimento di Nortel, beffando l’offerta di Google (che era stata di 900 milioni di dollari): un investimento che prima o poi doveva essere fatto fruttare.

A poco più di due anni di distanza ecco l’attacco contro il gigante di Mountain View, accusato di violazione di sei brevetti legati ai motori di ricerca, e altri che coprono una vasta gamma di funzioni, tra cui l’interfaccia di navigazione e la messaggistica.

A questo punto iniziano le speculazioni. Da una parte c’è chi reputa che il tentativo di Google di comprarsi i brevetti possa essere presentato al giudice come un autogoal, ossia la prova che l’azienda ne aveva bisogno per legittimare l’uso che faceva di funzioni di cui non possedeva le proprietà intellettuali. Dall’altro non manca chi addita Rockstar di essere l’ennesimo troll dei brevetti, dato che il consorzio tecnicamente agisce separatamente dalle sue società madri.

Quello che è certo è che l’azione di Rockstar era ampiamente prevedibile, tanto che Google aveva già espresso i suoi timori all’indomani della vendita dei brevetti Nortel nel 2011. In ogni caso alla casa di Mountain View non mancano brevetti con i quali denunciare a sua volta le aziende che compongono il consorzio Rockstar. Ma davvero vale la pena scatenare l’ennesima guerra dei brevetti su scala planetaria?

 

Articolo preso da qui

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