Xiaomi, Apple cinese al confronto con Cupertino

Stesso obiettivo di vendite della Mela che lo ha ispirato, 40 milioni di smartphone nel 2014, per il ceo Lei Jun nel suo Paese

 

MILANO – L’emulazione gioca sul sottile confine fra il tentativo di imitare qualcuno e la volontà di superarlo. Ed è il luogo in cui risiede la ragione del successo di Xiaomi, produttore cinese di smartphone nato nel 2010 dall’ammirazione dell’allora 41enne Lei Jun per Steve Jobs e per la Apple. Dal fondatore di Cupertino Lei Jun ha copiato il look semplice e riconoscibile, jeans e maglietta nera, e le caratteristiche del prodotto che ne ha consacrato il successo, l’iPhone. Non solo, come il suo idolo dai tempi del college punta molto sulle strategie di marketing per rendere i suoi prodotti desiderabili: mettendo in vendita online un numero limitato di smartphone è riuscito a piazzare qualcosa come 200mila pezzi in meno di mezz’ora.

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Al 2014, durante il quale conta distribuire 40 milioni di cellulari intelligenti, si affaccia però con una certezza: “La nostra missione, vendere hardware con un margine sottile, è molto diversa da quella di Apple. Siamo più simili ad Amazon, stiamo utilizzando l’hardware per costruire una piattaforma di software”, ha scritto Lei Jun sul blog di Xiaomi lo scorso novembre. Si sta parlando di dispositivi con un cartellino inferiore ai 300 euro e caratteristiche che fanno paura ai top di gamma del duopolio Apple -Samsung e degli arrembanti Microsoft-Nokia Lumia. L’ultimo nato, il MI3, sfoggia un processore quad-core Snapdragon 800 a 2,3 GHz, fotocamera da 13 megapixel e una batteria da 3050 mAh. In questo caso il prezzo sul sito del rivenditore italiano è di 459 euro, mentre l’altrettanto aggressivo dal punto di vista delle prestazioni fratellino MI2 si aggira intorno ai 300.

L’ecosistema, effettivamente la stessa arma con cui Jeff Bezos spinge i suoi lettori di libri digitali sui tablet (e lo smartphone in arrivo?), è basato sulla versione Miui del sistema operativo Android e contiene un negozio di applicazioni, un servizio di archiviazione in cloud, un’applicazione di messaggistica, un browser, un negozio di e-book e uno spazio dedicato ai giochi. Chi più ne ha più ne metta, insomma, per la bellezza di 4,9 milioni di dollari di entrate al mese in virtù dell’affezione di 30 milioni di utenti, secondo i numeri resi noti dalla società.

La musa Apple, a dire il vero, ha tutto da insegnare anche dal punto di vista dei contenuti. Ha scritto il primo capitolo della storia della vendita legale di musica online e a fine 2013 ha festeggiato vendite di applicazioni per più di 10 miliardi di dollari, oltre un miliardo nel solo mese di dicembre. Sull’hardware invece la strategia di Jobs ed eredi non è esattamente quella di puntare al ribasso, mentre Bezos, come Jun, usa i dispositivi a prezzo contenuto soprattutto per far circolare il marchio.

Ragione e sentimento, però, guardano spesso in direzioni diverse e Jun rimane vittima della sua ossessione per la Mela. A tal punto da aver bussato alla porta di Steve Wozniak. Il braccio destro di Jobs all’epoca della nascita di Apple è stato assoldato, a pagamento, per farsi immortalare con i nuovi prodotti di Xiaomi, fra i quali figura anche un potente televisore che dialoga con smartphone e tablet. E li ha giudicati “pronti per il mercato americano”. Un colpo al cerchio di Cupertino e uno alla botte di Mountain View, perché nella società cinese milita Hugo Barra, già responsabile della gestione di Android che ha ceduto al fascino degli orientali.

Nel 2014 il confronto con l’amata Apple si farà ancora più appassionante, essendo stato siglato da Cupertino a fine 2013 l’agognato accordo con l’operatore China Mobile . Gli analisti ipotizzano vendite fino a 40 milioni di melafonini in Cina. Lo stesso obiettivo che si è posto Lei Jun. Chiamala coincidenza.

 

Articolo preso da qui

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